Articoli

Come gestire l’ansia negli adulti e nei bambini: consigli pratici

di Manuela Valeri, Presidente del CENTRO ARPEC

Stress e ansia sono strettamente collegati, possiamo in un certo senso considerarli come due facce della stessa medaglia; la quotidianità della vita dell’individuo nel suo ambiente è ricca di interazioni di tipo stressorio, l’ansia diviene così una conseguenza emotiva frequente. Lo stress è una risposta dell’organismo conseguente a un cambiamento nell’equilibrio con l’ambiente. L’ansia è una sua possibile conseguenza. In particolare, l’ansia appresa può essere trasmessa dai genitori ai figli divenendo un modello acquisito. Lo stress, è parte integrante della nostra vita e della nostra evoluzione, ma seguendo alcuni semplici consigli è possibile fronteggiarlo, gestirlo e metabolizzarlo meglio.

leggi tutto
Per gli adulti

I pensieri che inducono ad assumere un atteggiamento ansioso portano l’individuo ad una condizione in cui si sente sommerso da notevoli preoccupazioni, non riesce a prendere decisioni e ad agire. L’ansia, inoltre, porta a pensare sempre in maniera negativa e pessimistica amplificando lo stato ansioso. Diviene un vero e proprio circolo vizioso! Come fare per uscire da questa spirale? Tentare di reprimere i pensieri ansiosi non è sempre una buona soluzione, perché quando meno ce lo aspettiamo ritornano a galla; a volte il tentativo di allontanare i pensieri ansiosi non fa che accrescerne l’intensità. Esistono delle tecniche e degli esercizi basati sulla terapia cognitiva comportamentale. Vediamone qualcuno.

Allontanamento cognitivo. Prova a guardare i tuoi pensieri ansiosi come ipotesi, non come verità. La tua mente sta provando a proteggerti suggerendoti cosa potrebbe accadere, ma solo perché è possibile che una cosa accada non vuol dire che lo farà. Guarda le evidenze oggettive: quanto è probabile che l’evento negativo che ti spaventa possa effettivamente verificarsi? Non potrebbe invece accadere qualcosa di positivo?

Basati sull’esperienza diretta. La tua mente costruisce storie su chi sei e su quanto sei al sicuro e amato. Non sempre queste storie sono accurate e concise. Per esempio, le esperienze negative del nostro passato tendono a ingannare il giudizio della mente. Cosa puoi dire di te adesso? Su quello che stai facendo, vivendo, non su ciò che potresti fare o vivere. La realtà e la possibilità non sono la stessa cosa, anche se la mente non riesce bene a distinguere le due cose.

Alzati e agisci. La preoccupazione per qualcosa può trascinarci in un circolo di procrastinazione e indolenza. Per rompere questo cerchio l’unica cosa da fare è “fare”. Alzarsi dal divano o dalla sedia dove siamo bloccati a riflettere e iniziare ad agire. La prospettiva delle cose cambia immediatamente quando si fa.

Come aiutare i bambini

Purtroppo oggi molti bambini, anche piccolissimi, soffrono di ansia da separazione, ansia da abbandono, da prestazione; vediamo come noi adulti possiamo aiutare i bambini a gestire l’ansia. Mostrate empatia, attenzione e volontà di ascolto. La relazione genitore-figlio è una risorsa fondamentale, perché “aiuta i bambini a sentirsi sicuri, fiduciosi e felici”. Uno dei più grandi compiti dei genitori è donare “ricariche emotive”, offrendo attenzione, incoraggiamento e ascolto. Ecco perché mamma e papà dovrebbero fare lo sforzo di chiedersi cosa prova il figlio quando si sente così ansioso e agitato, evitando di sminuire o ridicolizzare le sue paure e, di conseguenza, il suo stato d’animo. “Chi siamo noi per affermare che la preoccupazione di un bambino è ridicola?”. “Certo, i mostri sotto il letto non sono reali, ma la paura del bambino lo è”. Quante volte invece capita di ripetere ai bambini che non vale la pena preoccuparsi per così poco e che non c’è alcun motivo di avere paura? Sarebbe opportuno che i genitori si astenessero dal giudicare la legittimità delle paure dei figli, poiché tutte le paure sono valide e sono l’espressione dei loro pensieri. Insegnate ai bambini come “raffreddare” le emozioni. La paura è fondamentale per affrontare situazioni più o meno spiacevoli e rischiose. Senza la sua funzione di allarme, infatti, non scapperemmo, non ci nasconderemmo o non chiederemmo aiuto qualora fossimo in pericolo. È, insomma, “come il senso dell’Uomo Ragno, che ci avverte quando qualcosa non quadra”. Una paura eccessiva, però, manda in tilt il “sistema di sicurezza”, divenendo un’eccessiva attivazione di risposta al pericolo. I bambini particolarmente ansiosi vivono in un perenne stato di allerta (e se un fulmine colpisce la casa? e se gli altri ridono di me?) e non sembrano notare i segnali di scampato pericolo (sembrava un serpente, ma in realtà era solo un bastone), quindi non riescono a scrollarsi di dosso la paura e hanno difficoltà a calmarsi. Questo fa scattare un meccanismo di difesa, di “evitamento”, che innesca “il paradosso dell’ansia”: i bambini ansiosi si sforzano continuamente di evitare tutto ciò che è fonte di inquietudine, ma questo finisce con accrescere ancora di più l’ansia. Per aiutare i bambini a vivere in modo più consapevole il turbinio di emozioni da cui possono essere travolti, si può ricorrere alla metafora della “fiamma delle emozioni” teorizzata da Cohen, spiegando loro che ogni emozione (la fiamma) inizia con una scintilla, che può essere un pensiero o un evento. “La metafora della fiamma è perfetta soprattutto per i bambini ansiosi, che spesso trattano i loro sentimenti come se fossero troppo ‘scottanti’ da gestire. Per fortuna, possono imparare a gettare acqua sulle fiamme”. L’acqua è qualsiasi cosa in grado di raffreddare l’emozione: contare fino a dieci, respirare profondamente, pensare a qualcosa di diverso, saltare o disegnare.

Bibliografia

Lawrence J. Cohen, Le paure segrete dei bambini: come capire e aiutare i bambini, Feltrinelli, Milano, 2015.

I disturbi psicosomatici: interpretare i segnali

di Mauro Corsaro, Vicepresidente del CENTRO ARPEC

L’indissolubilità mente-corpo

Mente e corpo si sono ormai rivelate come un’unità indivisibile. Infatti non ci può essere una mente attiva senza il corpo, come non può esserci un corpo attivo senza le attività mentali. Attraverso il corpo noi ci relazioniamo con il mondo, e lo facciamo in funzione di ciò che pensiamo e che sentiamo a livello emotivo. Nel corpo, e nelle espressioni corporee e comportamentali, c’è così il frutto delle nostre funzioni psichiche sia consce che inconsce. Allo stesso modo, proprio come la nostra mente è nel corpo, anche il corpo è nella mente. Nella nostra mente c’è la rappresentazione mentale di tutto il nostro corpo. Nella mente elaboriamo i feedback ambientali che il corpo ci trasmette, il modo di relazionarci con gli altri e regoliamo i nostri ritmi corporei in modo per lo più automatico.

leggi tutto

Partendo da questo presupposto è facile comprendere come la mente influenza il corpo (l’ansia o la paura aumentano la pressione sanguigna, il battito cardiaco, ecc.) e il corpo influenza la mente (l’aumento del battito cardiaco o della pressione sanguigna provocherà un cambiamento dei nostri flussi di pensiero).

Meccanismo di somatizzazione

A livello generale, la nostra funzione psichica, sia consapevole che inconsapevole, è sempre attiva. In una particolare condizione, ad esempio lo stress, o un evento difficile, la funzione psichica riorganizza il suo flusso di pensieri. Sono sempre i pensieri che generano una risposta sotto due canali diversi ma fortemente interconnessi. I pensieri consapevoli e quelli automatici produrranno effetti contemporaneamente sia sul corpo, sia sulla mente stessa. Il corpo reagirà a livello comportamentale e corporeo, la mente attraverso il vissuto emotivo e la produzione di nuovi flussi di pensiero. Esiste un circolo di rinforzo che preme in entrambe le direzioni fra attività psichiche e risposte corporee. Se uno stato di ansia continuato e perpetuato può provocare una stimolazione della mucosa gastrica, è anche vero che il disturbo gastrico diverrà a sua volta uno stimolo interno che verrà processato dalle funzioni psichiche per poi produrre un correlato emotivo e corporeo finale. Frequentemente i disturbi cosiddetti psicosomatici, si innestano in una condizione emotiva di squilibrio. All’aumentare di uno stato ansioso un’ulcera peggiora, o un disturbo algico diviene più pronunciato. Questo è possibile perché uno schema di pensieri si attiva. Più i pensieri sono inconsapevoli e automatici, una sorta di innesto implicito, più sfuggirà al controllo razionale il nostro dialogo interno, e ciò che non viene processato razionalmente verrà convertito in una risposta emotiva e somatica. Ancora, questo segnale di attivazione sulla sfera emotiva e sul canale somatico sarà diluito in percentuale variabile e casuale, per lo più in forza dell’abitudine soggettiva dell’individuo.

La mente e la somatizzazione

Quando parliamo di mente e corpo ci troviamo di fronte a due vocaboli differenti. Mentre il secondo è chiaro e definito, il primo si appella a un qualcosa che fisicamente non c’è. La mente è una rappresentazione teorica che si riferisce a tutte le attività psichiche. In altre parole la mente è una delle funzioni che esercita il cervello, e quest’ultimo fa parte a pieno titolo del corpo. Il cervello, infatti, non agisce da solo, ma nel, e con, il corpo, ed è un elemento del più ampio sistema nervoso in cui è contenuto. In genere, quando si parla di psicosomatica, molti tendono a pregiudicare i disturbi come di tipo fittizio o non reali: puramente immaginati. Non è così. Colui che è affetto da questi disturbi realmente soffre il sintomo, semplicemente perché il sintomo esiste. Attraverso la trasmissione di segnali ed informazioni, un’attività psichica, fatta di processi mentali, si configurerà all’interno di un determinato schema psicocorporeo, ed il processo somatico avrà luogo. Il nostro corpo, reagisce a tutti gli stimoli a cui viene sottoposto. Gli stimoli possono essere sia segnali provenienti dall’esterno, sia segnali provenienti dall’interno. In entrambi i casi il corpo risponde agli stimoli. Al caldo, al freddo, ma anche alla vista di un ragno, o in ascensore. In questi ultimi due casi non esiste un’azione diretta dello stimolo esterno sul corpo e sulla sfera emotiva, se non per mezzo delle funzioni mentali che codificano e interpretano la situazione. Lo stimolo, diviene internalizzato e assume un significato soggettivo.

Come bloccare questo meccanismo?

Attraverso una maggior consapevolezza dei propri pensieri e del nostro dialogo interno che ci accompagna in sordina in ogni momento di tutti i giorni della nostra vita, è possibile rintracciare e riconoscere tipici concetti fastidiosi che contribuiscono sia a un vissuto emotivo negativo, sia al sintomo fisico. Sapersi ascoltare e la chiave fondamentale per operare un cambiamento reale ed efficace sulla qualità della nostra vita.