Per gli adulti
I pensieri che inducono ad assumere un atteggiamento ansioso portano l’individuo ad una condizione in cui si sente sommerso da notevoli preoccupazioni, non riesce a prendere decisioni e ad agire. L’ansia, inoltre, porta a pensare sempre in maniera negativa e pessimistica amplificando lo stato ansioso. Diviene un vero e proprio circolo vizioso! Come fare per uscire da questa spirale? Tentare di reprimere i pensieri ansiosi non è sempre una buona soluzione, perché quando meno ce lo aspettiamo ritornano a galla; a volte il tentativo di allontanare i pensieri ansiosi non fa che accrescerne l’intensità. Esistono delle tecniche e degli esercizi basati sulla terapia cognitiva comportamentale. Vediamone qualcuno.
Allontanamento cognitivo. Prova a guardare i tuoi pensieri ansiosi come ipotesi, non come verità. La tua mente sta provando a proteggerti suggerendoti cosa potrebbe accadere, ma solo perché è possibile che una cosa accada non vuol dire che lo farà. Guarda le evidenze oggettive: quanto è probabile che l’evento negativo che ti spaventa possa effettivamente verificarsi? Non potrebbe invece accadere qualcosa di positivo?
Basati sull’esperienza diretta. La tua mente costruisce storie su chi sei e su quanto sei al sicuro e amato. Non sempre queste storie sono accurate e concise. Per esempio, le esperienze negative del nostro passato tendono a ingannare il giudizio della mente. Cosa puoi dire di te adesso? Su quello che stai facendo, vivendo, non su ciò che potresti fare o vivere. La realtà e la possibilità non sono la stessa cosa, anche se la mente non riesce bene a distinguere le due cose.
Alzati e agisci. La preoccupazione per qualcosa può trascinarci in un circolo di procrastinazione e indolenza. Per rompere questo cerchio l’unica cosa da fare è “fare”. Alzarsi dal divano o dalla sedia dove siamo bloccati a riflettere e iniziare ad agire. La prospettiva delle cose cambia immediatamente quando si fa.
Come aiutare i bambini
Purtroppo oggi molti bambini, anche piccolissimi, soffrono di ansia da separazione, ansia da abbandono, da prestazione; vediamo come noi adulti possiamo aiutare i bambini a gestire l’ansia. Mostrate empatia, attenzione e volontà di ascolto. La relazione genitore-figlio è una risorsa fondamentale, perché “aiuta i bambini a sentirsi sicuri, fiduciosi e felici”. Uno dei più grandi compiti dei genitori è donare “ricariche emotive”, offrendo attenzione, incoraggiamento e ascolto. Ecco perché mamma e papà dovrebbero fare lo sforzo di chiedersi cosa prova il figlio quando si sente così ansioso e agitato, evitando di sminuire o ridicolizzare le sue paure e, di conseguenza, il suo stato d’animo. “Chi siamo noi per affermare che la preoccupazione di un bambino è ridicola?”. “Certo, i mostri sotto il letto non sono reali, ma la paura del bambino lo è”. Quante volte invece capita di ripetere ai bambini che non vale la pena preoccuparsi per così poco e che non c’è alcun motivo di avere paura? Sarebbe opportuno che i genitori si astenessero dal giudicare la legittimità delle paure dei figli, poiché tutte le paure sono valide e sono l’espressione dei loro pensieri. Insegnate ai bambini come “raffreddare” le emozioni. La paura è fondamentale per affrontare situazioni più o meno spiacevoli e rischiose. Senza la sua funzione di allarme, infatti, non scapperemmo, non ci nasconderemmo o non chiederemmo aiuto qualora fossimo in pericolo. È, insomma, “come il senso dell’Uomo Ragno, che ci avverte quando qualcosa non quadra”. Una paura eccessiva, però, manda in tilt il “sistema di sicurezza”, divenendo un’eccessiva attivazione di risposta al pericolo. I bambini particolarmente ansiosi vivono in un perenne stato di allerta (e se un fulmine colpisce la casa? e se gli altri ridono di me?) e non sembrano notare i segnali di scampato pericolo (sembrava un serpente, ma in realtà era solo un bastone), quindi non riescono a scrollarsi di dosso la paura e hanno difficoltà a calmarsi. Questo fa scattare un meccanismo di difesa, di “evitamento”, che innesca “il paradosso dell’ansia”: i bambini ansiosi si sforzano continuamente di evitare tutto ciò che è fonte di inquietudine, ma questo finisce con accrescere ancora di più l’ansia. Per aiutare i bambini a vivere in modo più consapevole il turbinio di emozioni da cui possono essere travolti, si può ricorrere alla metafora della “fiamma delle emozioni” teorizzata da Cohen, spiegando loro che ogni emozione (la fiamma) inizia con una scintilla, che può essere un pensiero o un evento. “La metafora della fiamma è perfetta soprattutto per i bambini ansiosi, che spesso trattano i loro sentimenti come se fossero troppo ‘scottanti’ da gestire. Per fortuna, possono imparare a gettare acqua sulle fiamme”. L’acqua è qualsiasi cosa in grado di raffreddare l’emozione: contare fino a dieci, respirare profondamente, pensare a qualcosa di diverso, saltare o disegnare.
Bibliografia
Lawrence J. Cohen, Le paure segrete dei bambini: come capire e aiutare i bambini, Feltrinelli, Milano, 2015.